Come consegnare entro ieri e godersi l’arcobaleno

Dal brillante creativo al meticoloso piastrellista, chiunque abbia a che fare per lavoro con la figura mitologica del Cliente – metà (se tutto va bene) essere umano, e metà pura Esigenza – attraversa un percorso di emozioni più o meno standard che partono dal momento in cui il lavoro viene commissionato fino a quello della sua realizzazione-completamento-consegna. Molte delle esperienze che vivo e che ascolto provengono da ambienti d’ufficio, ma il Cliente è un’entità universale che sovrasta un enorme numero di professioni. Infatti, non importa se dovete consegnare una campagna pubblicitaria, un sito internet, un testo di cinquecento parole, una traduzione, un appartamento ristrutturato, un armadio a quattro ante: dal momento in cui il vostro lavoro prende forma con una commissione, è molto probabile che attraverserete tutti il medesimo travaglio. Travaglio che è simile in modo inquietante a quello individuato dalla psichiatra svizzera Elisabeth Kübler-Ross per analizzare le cinque fasi di elaborazione del lutto. Una sorta di elaborazione del lutto creativo, dunque, perché sentirete la vostra creatività soccombere sotto il peso delle richieste del cliente.
Ovviamente questo non succede ogni volta, e ci sono clienti per i quali è un piacere progettare ristrutturazioni, siti internet, piani di comunicazione e così via. Ma basta ciurlare nel manico e andiamo oltre questo superfluo disclaimer.

Mi serve entro ieri – Get on with it

Fase 1: Negazione o rifiuto
In questa fase siamo ancora più o meno in possesso dell’intero pacchetto delle nostre facoltà intellettive. Riusciamo a recepire nitidamente la richiesta del cliente e a valutarla in modo oggettivo; nei momenti immediatamente successivi, realizziamo in modo oggettivo che è una chiavica.
Non è possibile che il nostro cliente ci abbia chiesto davvero un lavoro del genere; così non facciamo che ripetere a noi stessi e al team di lavoro frasi come “Ma siamo sicuri?”, “Avete letto bene tutte le mail, tutte tutte? Magari ce n’è una che dice che era tutto uno scherzone ed è finita nello spam!”, e allora via a controllare tutte le mail, a tirar giù i tabulati delle telefonate, a incrociare dati di ogni tipo.

Mi serve entro ieri – John Nash

Se ne abbiamo uno, chiediamo al nostro art director di creare un’infografica con la timeline di tutto quello che è accaduto nelle ultime settimane per provare a far emergere che c’è qualcosa, da qualche parte, che dimostra che questa richiesta, in questo modo, con questi termini, non è mai stata fatta. L’art director, spaventato dal nostro panico e un po’ persuaso dal nostro lapidario diniego, si mette al lavoro, mentre noi continuiamo a unire puntini a casaccio su una mappa della Kamchatka. Tutto questo però non fa che farci sprecare minuti preziosissimi. Preziosissimi perché ovviamente la consegna è entro ieri.

Mi serve entro ieri – Marty

Fase 2: Rabbia
Dopo aver passato del tempo a scuotere la testa piangendo e ripetendo “No no no” come Amy Winehouse quando in rehab proprio non ci voleva andare, dopo approfonditi studî e verifiche  – nella migliore delle ipotesi confortati da qualche altro membro del team emotivamente più stabile e razionale, se no da soli sbattendo la testa al distributore automatico dell’area relax, ricavandone un prezioso jackpot di merendine alla ciliegia scadute tre settimane fa – questo è il momento in cui finalmente capiamo che è proprio così: la richiesta del nostro cliente è quella, e si aspettano da noi che venga soddisfatta.
SODDISFATTA?! MA IO SONO SODDISFATTA SOLO SE TI RIGO LA MACCHINA HAI CAPITO? E TE LA RIGO CON UN CACCIAVITE E CI SCRIVO EHI SAI SCUSAMI MA PROPRIO NON POSSO SODDISFARE LA TUA RICHIESTA MA COME TI VIENE IN MENTE DI CHIEDERMI DI FARE UNA ROBA DEL GENERE!

Mi serve entro ieri – Panda rage
I colleghi ci guardano con un misto di pietà e timore, e corrono a nascondere ogni oggetto contundente e a spuntare le matite. Noi intanto continuiamo a blaterare, rispondiamo a tutte le mail in maiuscolo PERCHÉ NON BISOGNA SUBIRE IN SILENZIO ALLORA IO TI DICO CHE OK MAGARI TI FACCIO IL REWORK NUMERO CENTOSETTANTUNO METTENDOCI ‘STA ROBA CHE MI HAI CHIESTO MA NON TI ASPETTARE CHE TE LO FACCIA CANTANDO HAI CAPITO. Abbiamo ormai accantonato anche l’uso della punteggiatura, che ci fa solo sprecare tempo, E LA CONSEGNA È ENTRO IERI QUINDI IL TEMPO SERVE TUTTO QUANTO. Non sappiamo più scrivere, non sappiamo più parlare senza sembrare Jimmy il Fenomeno, e anche questo ci fa perdere altro tempo prezioso. Prezioso perché – non so se è chiaro, ma non lo ripeterò più – la consegna è entro ieri.

Mi serve entro ieri – Wink

Fase 3: Contrattazione o patteggiamento
A questo punto non ci resta che salvarci la pelle e provare ad arginare le richieste cercando di riportarle in confini quantomeno vaghi di ragionevolezza. Telefonate lunghissime degne dei migliori “mi ami, ma quanto mi ami” dei tempi d’oro; mail chilometriche che ci si aspetterebbe firmate da Lev Tolstoj e che invece sono soltanto i nostri patetici tentativi di riportare tutto su un binario di minima fattibilità del lavoro. Ma niente. Anche perché il Cliente in realtà è sempre più entusiasta e ogni telefonata non fa che persuaderlo ancora di più delle sue idee; senza contare che le mail di lavoro chilometriche non si scrivono, anche perché – nel 90% dei casi – il Cliente non le legge neppure, ma ha uno speciale filtro sul monitor che fa sì che ai suoi occhi arrivino soltanto le parole che fanno al gioco suo. Così, se abbiamo scritto qualcosa come “Magari chiamare il ciclo di eventi estivi E… state con noi può essere una scelta non più vincente, almeno da centosettant’anni a questa parte”, lui leggerà “E… state con noi può essere una scelta vincente, da centosettant’anni a questa parte”. Allora cerchiamo di patteggiare in altro modo, provando a offrire ogni tipo di soluzione alternativa, accendendo ceri a svariate madonne (e scusandoci per tutte le madonne impropriamente chiamate in causa nella fase della rabbia), preparando controproposte presentate in forma di haiku, inviando messaggi subliminali nascosti tra le mail, dove – leggendo un rigo sì e uno no – compare la frase “Ti prego non farmi fare questo eccoti il pin del mio bancomat prendi quello che vuoi e se non ti basta ho anche due reni che mi avanzano”.

Mi serve entro ieri – Begging

Ma lo sappiamo, niente di tutto ciò servirà, e fileremo dritti alla fase successiva, senza passare dal via.

Fase 4: Depressione
Nessuno ci può capire, noi siamo menti creative, artisti, artigiani, come possono chiederci di prostrarci ad abominî di tal genere. Torniamo così dal nostro amico distributore automatico dell’area relax, e con qualche altra capocciata riusciamo a coprire il suono dei singhiozzi del nostro pianto (e a tirar giù un pacchetto di Tuc al bacon del 2003, che però ci consolano poco, per quanto il 2003 sia stata un’ottima annata per i Tuc al bacon). Torniamo alla scrivania, guardiamo cosa sta diventando la nostra idea iniziale e iperventiliamo di disperazione come se avessimo appena scoperto l’Ecce Homo restaurato da Cecilia Giménez.

Mi serve entro ieri – Ecce Homo

Fase 5: Accettazione
Un disastro irreversibile. Ed è così, davanti alla débâcle più completa, che – quasi senza accorgercene – siamo alla fase finale, quella in cui ormai va bene tutto. “E… state con noi? Fantastico! Come ho fatto a non pensarci prima!”, “Dobbiamo aggiungere delle stelline nella scia del puntatore del mouse? Adoro!”*, “La ristrutturazione per cui abbiamo chiesto ventimila euro fatta con ventimila lire? Top!”.

Mi serve entro ieri – OMG

Va bene tutto, siamo disposti a costruire delle piastrelle di pongo pur di stare nel budget. I colleghi rimasti indietro nel processo di elaborazione ci guardano un po’ straniti, ma presto anche loro ci raggiungeranno in questo meraviglioso mondo dove accettiamo ogni cosa e il tempo risparmiato nelle discussioni lo usiamo per goderci l’arcobaleno con tutta la lucidità che ci è rimasta.

*Se cercate su Google “scia del puntatore del mouse” vi comparirà come primo risultato questo.

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