Le polpette e l’immortalità dell’anima

Quella del tritacarne è un’immagine che rende perfettamente un susseguirsi di avvenimenti forti, positivi o negativi che siano, che in qualche modo sconvolgono il nostro essere e ci fanno sentire storditi, fuoriposto, rasi al suolo, con le coordinate tutte scombussolate.
Ma non è necessariamente la fine di tutto; il tritacarne può essere anche un inizio.
Magari l’inizio di cose buone, come le polpettine alla vodka e aneto. 

L’aneto fresco non è facilissimo da reperire, ma forse non tutti sanno che lo si può sostituire con l’erbetta che sta sui finocchi, perché hanno un sapore molto simile e quest’ultima è ben più semplice da trovare al supermercato.

Gente che anela l’aneto.

Ma procediamo con calma, mettendo a bagno 160gr di pane raffermo sbriciolato in 125ml di panna, finché il liquido non sarà assorbito del tutto. Poi si aggiungono 350gr di manzo finito nel tritacarne e 350gr di maiale, anch’esso traumatizzato dal passaggio nel tritacarne. Si amalgama tutto con un uovo, una cipolla tritata finemente, un pizzico abbondante di noce moscata, sale, pepe bianco (e se volete aggiungere qualche altra spezia, tipo il timo, in piccola quantità, fatelo pure: siamo passati nel tritacarne, possiamo permetterci di tutto).

Con questo bell’impasto amorfo si fanno delle polpettine molto piccole (diametro di circa 3cm) e si sistemano su una teglia foderata di carta da forno; ma non fatevi ingannare: non si mettono in forno, bensì in frigo, a riposare per almeno un paio d’ore.
Nel frattempo, come al solito vi consiglio di guardare un buon film.

 

We don’t need no thought control, but we definitely need polpette

Dopo il film, si scaldano in padella un cucchiaio d’olio e uno di burro a fuoco medio (preferibilmente non in padella antiaderente) e ci si cuociono le polpettine per quattro-sei minuti, finché non saranno ben dorate. Poi si tolgono dalla padella e si tengono da parte, guardandole per qualche secondo con moltissimo amore.

Tornando ben concentrati sul sughetto che si è formato in padella, si aggiunge ancora un cucchiaio di burro e uno di farina e si amalgama, versando anche 435ml di brodo di carne (caldo) e 60ml di panna, facendo spiccicare tutti i pezzettini di polpettine che sono eventualmente rimasti attaccati sul fondo. Per completare la salsina, si aggiungono un cucchiaio e mezzo di aneto tritato e tre cucchiai di vodka, mescolando in continuazione (magari con una frusta) fino a formare una succulenta cremina senza grumi.
Ora facciamo tornare le polpette (coi loro succhi) in padella e lasciamole cuocere in questa salsa per una decina di minuti ancora, aggiungendo altri due o tre cucchiai di vodka.
Si guarnisce infine con altro aneto fresco.

Sarà, ma secondo me non tutti i tritacarne vengono per nuocere.

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2 pensieri su “Le polpette e l’immortalità dell’anima

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