L’uovo (gentile) di Cracco

A quanto pare qualcuno è rimasto scontento del servizio nello sciccosissimo, scintillantissimo, costosissimo (aggiungete due o tre –issimo a piacere) ristorante di Carlo Cracco a Milano. A quanto pare, i clienti sono rimasti insoddisfatti anche della qualità del cibo, che è stato loro servito – per l’appunto – in modo frettoloso e scortese.

Il biglietto di scuse di Carlo Cracco.

Il biglietto di scuse di Carlo Cracco.

Non sono ancora stata a cena da Cracco (ma sto aspettando l’ok della banca per il mutuo che ho chiesto per finanziare l’avvenimento), ma da quel che si vede sul sito del ristorante, il vero difetto è che le porzioni sono minuscole. Per capire appieno la bontà di una pietanza, occorrono almeno tre bocconi: uno per far acclimatare il palato, il secondo per studiare l’armonia degli ingredienti, e il terzo per abbandonarsi al piacere. Poi si gradirebbe continuare, certo. Ma le porzioni di Cracco non sembrano lasciar spazio a questa pratica; è come se volesse dirci che lui è un genio, e noi siamo dei fessi se non lo capiamo anche solo dall’odore del minuscolo raviolo che abbiamo nel piatto.
Anche questo, se ci pensate, è un po’ scortese.

Benedetta Parodi totalmente in balia dei suoi ormoni al cospetto di Carlo Cracco.

Perciò, siccome Cracco sarà pure bravo, ma magari non ci sa coccolare come si deve, in attesa di scoprire la verità ci facciamo furbi e prepariamo per conto nostro una delle sue ricette. Perché tra i pregi di Carlo Cracco c’è che non è particolarmente geloso dei suoi segreti (sempre perché tanto lui è un genio a prescindere; tu puoi spiare quanto vuoi, non sarai mai figo come lui), e soprattutto il suo ricettario non è fatto interamente di cose improponibili come quelli di altri chef di cui non facciamo nomi (ok, Vissani. Non mi può mica querelare se penso che le sue ricette siano a dir poco “cosa cacchio hai messo in quel piatto smettila subito”: son gusti).
Questa ricetta è davvero un prodigio. Sembra una magia, sembra straordinariamente complicata, è fortemente d’effetto, fa riflettere sulla bellezza che si può ricavare dalle cose più semplici, mettendoci fantasia e cura. Ma in realtà è facilissima. Perché, diciamolo, Cracco dev’essere un gran paraculo. Per questo in fondo ci sta simpatico.

Bisogna solo separare il tuorlo di un uovo (molto fresco) dall’albume, e adagiarlo in una coppetta con del pangrattato, e poi ricoprirlo con altro pangrattato. Poi si mette la ciotola in frigo per un paio d’ore. Nel frattempo, Cracco va a umiliare due o tre concorrenti di Masterchef, voi fate qualcosa di più divertente. Poco prima dello scadere delle due ore, preparate il contorno, saltando in padella degli spinaci, magari aggiungendo del bacon croccante, e del pane spennellato con l’albume avanzato e cosparso di semi di sesamo e poi tostato in forno. Le uova si accompagnano bene a un sacco di contorni.

A questo punto, si toglie dalla ciotola il tuorlo impanato con molta, molta cautela, e lo si cala nell’olio caldo, lasciandocelo per una trentina di secondi, finché non è ben dorato. Non va lasciato troppo, altrimenti si solidifica all’interno e la magia sparisce.
Servire tutto in modo figo e altisonante. Ma soprattutto con tanta cortesia e con estrema calma. È vero quel che si dice in quello spot: certe cose non si possono comprare.

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