I carciofi non sono persone orribili

“Vous ne risquez pas d’être un légume puisque même un artichaut a du coeur!”
Amélie Poulain 

 

Una delle prime parole di cui ho imparato l’etimologia, ormai secoli fa, è idiosincrasia; il termine indica un’avversione istintiva per qualcosa o qualcuno. Una delle prime cose a cui ho applicato il concetto di idiosincrasia sono stati i carciofi.
Ostili, amari, spinosi, con la barba (gli manca solo una pipa per essere dei perfetti hipster), quell’aria di superiorità verso gli altri ortaggi motivata dal “Siamo così fighi che la gente ci compra lo stesso anche se per pulirci come si deve e renderci commestibili devi seguire un corso di sei mesi da Pai Mei”. Ci siamo guardati in cagnesco per anni, i carciofi e io (perché sono sicura che anche io gli stavo antipatica allo stesso modo). A malapena ci siamo tollerati tramite il risotto (perché il risotto è il Kofi Annan della cucina, il risotto rende più amabile qualsiasi cosa: se conoscete qualcuno di insopportabile, buttatelo in una pentola con del risotto bello caldo; funziona).
Poi, forse rabbonita dall’età che avanza, ho deciso di dargli un’altra possibilità. Cosa può succedere, ho pensato, che davvero i carciofi sono persone orribili e li butto via e non ci parliamo mai più? Pazienza.
Così mi sono lanciata in quest’impresa, ascoltando le voci nella mia testa che continuavano a cantare “All we are saying is give carciofi a chance“. Voci, peraltro, piuttosto insopportabili: avrei mangiato una ciotola di chiodi, pur di farle smettere.
Dopo lunghe sedute psicoanalitiche con chi mi ha consigliato di provarci, persone che mi hanno proposto mille modi di preparare i carciofi, ho deciso: siccome farli fritti era come barare (perché lo sanno tutti che fritta è bòna pure la ciavatta), ho pescato nei ricordi d’infanzia altrui, e ho trovato qualcosa che sembrava semplice e persino vagamente appetibile: i fondi di carciofo alla veneziana.
La prima cosa da affrontare è stata dover pulire i carciofi. Trasformarli da spocchiosi oggetti di design in coppettine verdi dall’aspetto commestibile; perché i fondi altro non sono che i carciofi mondati, sbarbati, e privati del gambo in modo che si reggano in piedi come delle simpatiche coppette.
Ho invocato il soccorso spirituale di (in ordine sparso): Madre, Beatrix Kiddo, San Nicola, Spongebob.

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Pai Mei controlla che Beatrix Kiddo abbia il coltello adatto a mondare i carciofi.

“Mondàti”, si fa presto a dire “mondàti”: ho indossato appositi guanti bianchi (o così, o cospargersi le mani di succo di limone, per evitare che si anneriscano: ma ricordatevi che il succo di limone brucia da morire anche su ferite che non sapete di avere), maschera da saldatore, tuta blu da metalmeccanico, e mi sono avvicinata con fare circospetto al nemico. Ho tolto le foglie esterne più coriacee, ho tagliato il gambo fino alla base, in modo che il carciofo si tenesse in piedi, e poi l’ho sbarbato, aiutandomi con un cucchiaino (se avete lo scavino per il melone, vi sbrigherete prima di me, ma non scoprirete le ultime frontiere dell’imprecazione).
Poi li ho messi in acqua acidulata con limone, e intanto ho fatto scaldare dell’olio in una padella con un po’ di prezzemolo tritato e aglio (che si può togliere, dopo il soffritto); ho poggiato i carciofi nell’olio caldo e li ho fatti ambientare lì per qualche secondo. Poi ho coperto tutto con acqua e ho lasciato cuocere per una ventina di minuti a fuoco lento e col coperchio.
Dopo un po’, tastando con la forchetta, ho sentito che il fondo era morbido (incredibile!), e ho lasciato cuocere senza coperchio per qualche minuto per far restringere ancora il liquido di cottura; in quel momento mi sono accorta che l’odore non era cattivo come temevo, e che – anzi – iniziavano a risvegliarsi ricordi anche della mia, di infanzia, perché della mia famiglia io sono l’unica che coi carciofi non aveva mai voluto avere a che fare.
Le vie che riportano ai giorni felici sono infinite, e mai avrei pensato di arrivarci a bordo di un fondo di carciofo.
Per la cronaca, ora stiamo facendo amicizia, ci sorridiamo quando ci incontriamo al banco verdure e stiamo pensando di provare a conoscerci meglio; non cercate l’apocalisse nella pioggia di rane: cercatela nel fatto che ho preso a mangiare carciofi.

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2 pensieri su “I carciofi non sono persone orribili

  1. “il risotto è il Kofi Annan della cucina, il risotto rende più amabile qualsiasi cosa: se conoscete qualcuno di insopportabile, buttatelo in una pentola con del risotto bello caldo; funziona”
    non ci avevo mai pensato prima, ma è LA VERITA'!

    Mi piace

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