Cedro (quasi)

Non sempre si può prevedere quando ci si sentirà pronti a superare i propri limiti. Non sempre si può prevedere quali saranno le conseguenze di questa operazione, né quali limiti si riusciranno a superare e quali no.

Fatto sta che ogni tanto succede: prendi una tua debolezza, la guardi dritto negli occhi e l’affronti. Rendendoti conto che ce la puoi fare, e le conseguenze possono essere anche positive. Non vi sto a raccontare, ma fidatevi: ogni tanto, fate una cernita delle cose che proprio non riuscite a superare, fatevi coraggio, e impegnatevi a farcela. Spesso – prodigio! – ce la si fa. Potete scegliere di cominciare con limiti più piccoli, più facili, e poi affrontare via via le cose più grandi.

Paolo Limiti, testimonial del superamento dei propri limiti dal 1936 (nessuno ha ancora superato, invece, i traumi provocati dalle sue cravatte).

Per uno strano caso della vita, i limiti grandi e piccoli che ho superato di recente hanno a che fare con la cedrata, nettare dorato degli dei, a cui ho colpevolmente detto di no per troppi anni (ecco un piccolo limite che ho superato: assaggiandola, semplicemente, e amandola, subito).
E allora volevo procurarmi dei cedri, perché se la cedrata è così buona, figuriamoci quanto dev’essere buono l’agrume, pensavo. E intanto pensavo anche a quanti altri blocchi ho superato da quando, matricola universitaria, mi sono affacciata al mondo. Quando, per molto, troppo tempo, mi sono nutrita solo di spaghetti al tonno perché erano la cosa più veloce e facile da preparare, ed erano buoni: cielo, se erano buoni! Ma li ho mangiati così spesso che poi, per un sacco di tempo, non ne ho voluto più sapere, né di spaghetti, né di tonno.
Avrei voluto unire questi due pensieri, oggi, preparando degli spaghetti al filetto di tonno e zesta di cedro.
Ma voi non potete capire quant’è difficile trovare dei cedri a settembre. Sul serio, ho trovato il Graal, i due liocorni, i droidi-che-stiamo-cercando, e ho pure incontrato Carmen Sandiego. Ma di cedri, nemmeno l’ombra. Alla fine, un’adorabile fruttivendola (Via Cardassi, sessanta e qualcosa, Bari) mi ha spiegato che non è proprio stagione. Fa niente che tutti vendevano frutta di serra e di dubbia provenienza tipo gli gnollofossi della Papua Nuova Guinea. Puoi avere anche le puffbacche, ma oggi non avrai cedri.

Qui ci andava la foto del cedro. Ci scusiamo per l’inconveniente, il post riprenderà al più presto possibile.

E allora si fa un altro sforzo: si affronta il piano B.
Il filetto di tonno l’ho tagliato a cubetti che ho poi passato nei semi di sesamo e saltato in padella con olio caldo (il tempo di dire “Ma guarda che carini questi semini di sesamo che restano attaccati ai cubetti di filetto di tonno!”). Li ho messi da parte, e nella stessa padella ho fatto cuocere per tre o quattro minuti dei pomodorini ciliegino tagliati in quattro parti. Ho aggiunto un po’ di zucchero, per farli caramellare leggermente. Poi, mentre gli spaghetti erano in cottura, ho salato i pomodorini, spento il fuoco e unito i cubetti di tonno che avevo tenuto da parte. Ho scolato gli spaghetti al dente e li ho messi in padella (su fuoco vivace) a fare amicizia col condimento. Non male, ma chissà che la versione (totalmente diversa) col cedro non sia ancora più buona. Godere il momento: ecco un’altra cosa difficile. Ma si può imparare pure questo. Ho messo da parte i chissà, ho stappato una Tassoni, e non ci ho pensato più.

Quante cose al mondo puoi fare.

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