Rialzarsi col Parmigiano caduto

Lo so che è una cosa naturale. Le placche si spostano, si scontrano e il pianeta cambia aspetto. Faccio schifo in geografia, ma fin qui ci arrivo anch’io. Il fatto è che quando ci cammini, ci corri, ti ci sdrai, sulla terra, ti sembra più naturale che lei stia ferma e sia tu a muoverti. 

La torre dell’orologio di Finale Emilia

Il terremoto mi terrorizza. È stato durante un terremoto che per la prima volta ho visto davvero la morte in faccia. Capii che non è vero che “vedi tutta la tua vita scorrere come un film”; non solo, almeno.
Io, sempre come un film, ho visto la scena della mia morte: abbracciata a uno stipite, sepolta da casa mia assieme al cane. Perché la casa si scuoteva come se volesse scrollarmi via, e non finiva più, e io non sapevo nemmeno se stavo abbracciando il muro giusto, sapete: si fa presto a dire “portanti”, ma quando ti balla la casa attorno, l’istinto non sempre funziona. Ti viene addirittura voglia di prendere le scale e uscire, ma poi in un nanosecondo ti ricordi che è sbagliato, e cerchi un tavolo sotto cui ripararti, o un muro, il famoso muro portante, che non dovrebbe crollare, o che comunque dovrebbe farti da riparo qualora crollasse tutto il resto.

E aspetti che passi. E non passa più. Il rumore non assomiglia a nient’altro; non assomiglia a un aereo, né a un tuono, né a una bomba. Se proprio deve somigliare a qualcosa, ricorda il rumore della pancia quando si ha molta fame, ovattato e amplificato milioni di volte. Il suono del ventre della Terra. Senti quel rumore, e alzi subito gli occhi verso un lampadario, che inizia a muoversi, e allora tu corri. E aspetti che passi. E non passa più.
Per giorni, al di là delle scosse d’assestamento vere, continui a sentire la terra muoversi sotto i piedi.
Lo so che è una cosa naturale. So anche che non è il terremoto a uccidere, ma le case costruite male. Io ho paura della terra che si muove sotto i piedi, sì, ma ho molta più paura quando succede mentre sono in una casa che non so come è stata tirata su.
Tante se ne stanno rovinando di case, in questi giorni, in una zona che ai terremoti nemmeno è abituata (“abituarsi” è una parola davvero impropria). Oltre alle case, e alle chiese, si stanno rovinando anche le fabbriche.

Le scalere di Parmigiano Reggiano cadute a causa del terremoto

Tra queste, anche alcuni stabilimenti che producono cibo, come quelli per la stagionatura del Parmigiano Reggiano.
Tra i modi per aiutare le persone colpite dal terremoto c’è anche questo, quindi: comprare il loro cibo, il frutto del loro lavoro, per far sì che abbiano modo di rimettersi in piedi al più presto. Il coordinamento di quest’operazione è affidato a Coldiretti, trovate qui tutte le informazioni.
Sappiate che il Parmigiano può essere usato in tantissime preparazioni (qui una). Oggi, d’impulso, ne ho comprato un bel po’, come se potesse all’istante lenire il dolore di qualcuno a centinaia di chilometri di distanza. Se poi avete già una ciotola di formaggio grattugiato in frigo, consumatelo, per comprarne altro. Prendete una bella manciata di Parmigiano Reggiano grattugiato e distribuitela in una padella antiaderente calda, ricoprendone il fondo con uno strato non troppo sottile.

Un mini-cestino di Parmigiano con un assaggio di pasta

Si scioglierà, formando una specie di crespella; prendetela con una spatola (e fate attenzione, perché scotta più dell’interno dei pomodorini del risotto di Fantozzi) e velocemente poggiatela su una ciotola capovolta, ricoprendola del tutto e sagomando bene la crespella (di nuovo: attenzione a non scottarvi!).
Lasciatela lì a raffreddare. Intanto nella stessa padella poggiate della pancetta finché non diventa croccante, e tenetela da parte. E poi, sempre nella stessa padella (ormai ebbra del grasso del formaggio e della pancetta) fate saltare dei pomodorini spaccati in quattro. Nel frattempo avrete cotto dei fusilli, che salterete assieme ai pomodorini. Intanto la crespella di formaggio si è raffreddata: staccatela dalla ciotola. Sì, potete dire “voilà” ad alta voce: avete ottenuto un cestino fatto di formaggio: metteteci dentro la pasta, guarnite con la pancetta croccante e poi mangiatevi pure il cestino.
Mangiando non potrete salvare una vita (a meno che non sia il vostro mestiere, allora mangiando vi terrete in forma per farlo meglio), ma potete contribuire a salvare il lavoro di tante persone.

terremoto@coldiretti.it
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5 pensieri su “Rialzarsi col Parmigiano caduto

  1. Due giorni fa ho visto un edificio completamente crollato, ad eccezione di un'unica parete, sulla quale c'era appoggiata una libreria con tanto di libri ancora dentro le apposite mensole, intatti … solo un po' impolverati. Ho visto tutto intorno a me la devastazione, ho preso contatto col dolore, con la disperazione, con le lacrime che imperlavano le gote di questa gente … avevo bisogno di sdrammatizzare un po' e ho commentato quanto sia importante il “peso” della cultura che continua a reggere le “pareti” della nostra società quando tutto (l'economia, i rapporti sociali, ogni sicurezza, i progetti futuri, …) sembra essere crollato. Anche la tua ricetta del cestino di parmigiano è una sdrammatizzazione, anch'essa è cultura, fa sorgere la vita e la speranza la dove tutto sembra essersi spento.
    Ciao

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