In cucina con Madre

Oggi è la Festa delle Madri, e quindi anche la festa di Madre. È stata lei a insegnarmi a cucinare. Quindi tutti questi post partoriti ai fornelli sono a causa di chi ha partorito me. A ben vedere, anche io stessa sono qui a causa sua. Quindi, sapete con chi prendervela, insomma.

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Avevo circa otto anni, quando ho imparato a cucinare la prima cosa, e ho capito che mi piaceva farlo. I panini, la crema al mascarpone per il tiramisù, erano cose che facevo anche prima degli otto anni, ma non contavano. Per me cucinare era mettersi ai fornelli e armeggiare in modo misterioso con pentole, padelle, e casseruole. Anche se non sapevo assolutamente la differenza tra pentole, padelle e casseruole.
Così, quando Madre decise che ero abbastanza grande da stare vicino al fuoco con la sua supervisione senza rischiare di dare fuoco a tutta la casa, stabilì che potevo imparare a preparare il risotto coi funghi.
Uno si aspetterebbe qualcosa di più semplice, come un uovo al tegamino, ma forse non tutti sanno che il risotto è più facile di un uovo al tegamino, anche perché non corri il rischio di schizzarti con l’olio caldo. E poi, a pensarci dopo tanti anni, penso che fosse una scelta tattica: ero molto irrequieta, al tempo, e così mettermi ai fornelli a preparare qualcosa come un risotto che va costantemente rimestato e tenuto sott’occhio era un ottimo modo per tenermi buona almeno una mezz’ora. Le madri sono scaltre.
Il brodo lo preparava lei, e preparava insieme a me i funghi trifolati: li facevamo cuocere in padella con un po’ di prezzemolo tritato.
Io facevo soffriggere un po’ di cipolla tritata in una pentola e poi ci mettevo a tostare il riso. Sfumavo con un po’ di vino e, quando era evaporato, aggiungevo un po’ di brodo, continuando a mescolare. Quando il brodo si asciugava, ne aggiungevo altro e continuavo a mescolare. Ho scoperto che si poteva anche non mescolare continuamente soltanto dopo una ventina d’anni. Scaltra, Madre, scaltra davvero.
Verso la fine della cottura del riso, aggiungevamo i funghi, portavamo a termine la cottura, e dopo che Madre spegneva il fornello, mantecavo il risotto con un po’ di Parmigiano grattugiato.
Così è iniziato tutto.
Da allora ho imparato diverse cose, oltre al fatto che puoi anche non mescolare il risotto per tutto il tempo; tra queste, c’è fare il brodo da sola e trifolare roba per conto mio; ho imparato la differenza tra un risotto normale e uno all’onda, e altre cose che coi risotti non c’entrano. Ma Madre continua a essere fonte d’ispirazione, e non soltanto in cucina.
Così, per questo menu a tema “Madre”, ho scelto come secondo l’ultima ricetta che le ho chiesto: quella dei fusi di pollo al pomodoro, perché me li prepara spesso quando torno a trovarla e sono così buoni che ogni volta le chiedo la ricetta, ma sistematicamente la dimentico dopo dieci minuti.
Le telefono qualche giorno fa per chiedergliela di nuovo.
“Ancora?”
“Eh, mi sono dimenticata come si fanno…”
“Ma è facile!”
“E lo so, ma metti che poi sbaglio qualcosa…”
“…”
“Vabbè, mi dici?”
“Allora, prendi i fusi di pollo…”
“Aspetta, ché devo scrivere!”
“…”
“Vai.”
Sospira. Ride. Riprende, paziente. “Prendi i fusi di pollo…”
“Le cosce?”
“No! I fusi!”
“Eh, sono tipo cosce, no?”
“Sì, ma devi dire “fusi”, se no ti danno un pezzo in più che a te non piace.”
“Quindi tu mi stai dicendo che se passa una ragazza con delle belle gambe, per strada, la gente deve dire “Ammazza, che bei fusi”?”
Sospira di nuovo. “Esatto, “Che bei fusi”. Scrivi. Fai rosolare i fusi in una padella antiaderente, senza olio, né burro, né niente…”
“Niente?!”
“Eh! Niente! Poi ci metti un po’ di spezie, un po’ di vino bianco, e fai evaporare…poi ci aggiungi i pomodori pelati, un po’ di sale, e fai cuocere per una trentina di minuti a fuoco basso e possibilmente col coperchio.”
“E basta?”
“Sì, tutto qua. Lasci a cuocere e non ci pensi più.”
Le Madri hanno strani modi per dirti che ormai sei grande e non serve più incatenarti a un continuo rimestare per farti stare buona. E, nonostante questo, è bello sapere che quando hai bisogno di qualcosa, che sia una ricetta o altro, Madre c’è sempre, anche se glielo chiedi per la millesima volta.

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