"Che ci vuole?"

Attenzione: questo testo contiene solo una parte dello scenario reale. E fortuna che è solo una parte.

“Lavoro di concetto”: mansione di tipo intellettuale.
Vuol dire che se svolgi “lavoro di concetto” la tua fatica dà come prodotto sostanzialmente un’idea, che può avere diverse forme di realizzazione pratica (un manifesto, una campagna pubblicitaria, un calendario, un programma televisivo, radiofonico o uno show in piazza, una locandina, un video, una foto, un sito web, un evento, e così via). Ma è sostanzialmente l’idea che c’è alla base, il vero prodotto del tuo lavoro.
La cosa che veramente accomuna tutti i Lavoratori di Concetto è essersi sentiti dire almeno una volta la seguente frase: “… e che ci vuole?”.

E tante volte ti sei chiesto, Lavoratore di Concetto, perché – dopo aver lavorato alacremente su un’idea – il cliente di turno ti chieda di cambiare pressoché tutto quanto (su come ciò avvenga servirebbe un altro post), dicendoti “E sì, tanto che ci vuole?”.
Bene, te lo dico io perché ti succede: perché tu non spacchi la legna, caro mio. Albert Einstein ha detto: “La gente adora spaccare la legna. In quest’attività i risultati si vedono subito”.
È una frase molto utile anche a chi fa lavoro di concetto. Se tu fossi un boscaiolo, caro Lavoratore di Concetto, nessuno si sognerebbe mai di dirti “Che ci vuole?”. Perché si vede; poche cose sono più tangibili di una bella sequoia. Una sequoia non dura trenta secondi, non si apre con un click del mouse, non si può appallottolare e buttare nel cestino, non si esaurisce in una serata. Una sequoia è graaaande! E se qualcuno vede una pila di ciocchi di sequoia alta otto metri, non può che esclamare “Accidenti, che faticaccia ha fatto il boscaiolo!”. E una settimana di lavoro è più che spiegata e giustificata e apprezzata.
Ma tu, Lavoratore di Concetto, vai dal tuo cliente con il tuo bel tascapane Eastpak dentro cui metti un portatilino, un taccuino, una penna e una bottiglietta d’acqua. E parli. Parli e spieghi un’idea. Un’idea che spieghi in quindici minuti, anche se tu ci hai messo una settimana per fartela venire, prendendo appunti in autobus, al cinema, a letto, nella pausa pranzo, ovunque ti venisse un pezzetto di idea in mente. Scartandone mille, tenendone da parte una ventina, lavorandoci attorno fino ad ottenerne una che ti sembrasse buona e degna del lavoro che ti hanno assegnato.
Ma ci metti un quarto d’ora a dirla. E chi ti ascolta non vede sequoie. Chi ti ascolta, ti sente parlare un quarto d’ora e pensa che tutto sommato tu, in un quarto d’ora, possa concepire una cosa ancora più figa. Perché, tanto, che ci vuole?

P.s. A me i boscaioli stanno molto simpatici, comunque. E ho molto rispetto per il loro lavoro.

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3 pensieri su “"Che ci vuole?"

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