Del guano come metafora di vita

A volte è inutile cercar metafore: arrivi all’imbrunire e ti rendi conto che è stata una giornata semplicemente di merda. E tornando a casa speri soltanto che non peggiori.
E ti senti all’ultimo livello di un videogame. Devi solo stare attento e fare tutte le mosse giuste.

Sei al massimo della tensione, ma ti ripeti il mantra che “manca poco, ancora tre isolati”. Semaforo verde per le auto, rosso per i pedoni. Ti fermi. Non hai giocato anni e anni a “Frogger” per non imparare niente.
Resti fermo e resisti. Qualcosa ti cade sulla testa, e il nanosecondo che passa tra quel momento e quello in cui ti rendi conto che un piccione ti ha cagato in testa è il nanosecondo più innocente della tua vita.
Tre isolati di parolacce a mezza bocca. Ok, non tanto “mezza”.

Ora puoi davvero definirla una giornata di merda, senza timore di smentita.
Mentre sciacqui via la rabbia (ok, il guano, chiamiamo le cose col loro nome), ti viene in mente tutta l’ironia stu
pida sui piccioni che la fanno in testa agli umani. “Sicuramente è gente che non ha mai avuto come ciliegina sulla torta di una pessima giornata una bella frittata di guano in testa”. O forse sì… chi meglio di “uno di noi” avrebbe potuto concepire il monumento di un piccione su cui due umani volano a fare i loro bisogni in “Top Secret!”?

E ti viene in mente che se non ti ha mai cagato un piccione in testa, non puoi mai capire quanto sia verosimile che abbiano davvero studiato per farlo con tale tempismo e precisione. Ad esempio, se hai i capelli puliti, lo faranno in testa; se invece hai una giacca nuova, lasceranno stare i capelli e ti colpiranno sulla giacca.

Poi pensi che dall’esterno deve essere stato piuttosto ridicolo, da vedere: un perfetto slapstick.
In effetti, dall’esterno, fa ridere.

E pensi che questi ratti con le ali che girano per la città con un’aria un po’ stupida contagino anche noi, e non solo con le malattie. Anche con l’aria non esattamente intelligente.


Così, alla fine di una giornata di mer… ehm, di guano, mentre asciughi i capelli finalmente puliti, ti accorgi che stai sorridendo, e non c’è niente come ridere.
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3 pensieri su “Del guano come metafora di vita

  1. Mi hai fatto ricordare una scena finale di un film di Gassman in cui lui fiero e baldanzoso decide di affrontare con ottimismo la sua vita, è a quel punto che i piccioni lo prondono di mira! Ho cercato in rete ma non sono riuscito a trovare il riferimento esatto. 😉

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