L’Inter e l’immortalità dell’anima

Credo sia necessaria una premessa. Non seguo il calcio, non capisco praticamente niente di calcio e il punto non è l’Inter.
L’Inter è soltanto la squadra con più tifosi tra le persone che conosco. Ed è una squadra che so che di recente ha vinto molti titoli, anzi, “tituli”.

In fondo è vero quello che diceva Churchill: “Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre”. Ma io a volte li invidio, i tifosi. I tifosi di cuore, quelli non virali e non violenti, quelli che ancora distinguono la differenza tra una guerra e una partita di calcio, ma per i quali una partita di calcio è più importante che per un tifoso medio. Li invidio perché hanno qualcosa in cui credere, sempre.
I miei amici dell’Inter non sono tifosi normali. Sono proprio di quelli che distinguono la guerra da una partita di calcio, ma non sono tifosi “per sport”. Sono tifosi di cuore, di pancia. Amano la loro squadra e ci credono in modo inamovibile.
La politica non è una costante in cui credere. Se un politico non è più all’altezza di rappresentare i cittadini, non è automatico che lo si elimini dalla scena. Mentre, se un allenatore di calcio non è più all’altezza di portare una squadra a un certo livello, è quasi automatico che presto o tardi venga esonerato.
La religione, per molti, non è una costante in cui credere. Quando si prega, spesso lo si fa per comodo, in una sorta di richiesta infantile di un favore perché “ehi, tu sei Dio: non mi puoi mica negare ciò che ti sto chiedendo”, salvo poi dimenticarsi di Dio in tutti gli altri momenti. O ancora, quando succede qualcosa di brutto, spesso ci si trova a dire che Dio ci odia, probabilmente. Nel calcio è diverso: i miei amici sono devoti all’Inter anche quando non sta giocando e anche quando perde; e quando la loro vita va male, cercano conforto anche nelle prodezze di Eto’o, che possono migliorare una giornata difficile, anche se Eto’o non lo sa. Però Eto’o è tangibile, e una coppa alzata al cielo è un’iniezione di gioia pura tangibile.
E quando tutto attorno vacilla, quando la politica si sporca, i valori si sballano, o ci si guarda allo specchio e si vede quel filo di panza in più, o si notano i primi capelli bianchi, o una ragazza sbatte la porta e se ne va, i miei amici hanno sempre l’Inter.
E io li invidio. Perché loro hanno qualcosa di saldo che io non ho. Quando va bene, quando va male, è lì. E quando va bene è la loro più grande gioia, e quando va male è una rabbia unica, che però porta sempre la speranza che migliori, perché l’Inter è reale, è tangibile, è fedele.

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2 pensieri su “L’Inter e l’immortalità dell’anima

  1. neanch'io capisco granché di calcio, anzi praticamente nulla ma quello che scrivi è molto bello…è un pezzo alla Brera o, più recentemente, alla Berselli e questo esula il calcio, lo trascende.

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