Certificati di esistenza – Essi vivono (a prescindere)

Probabilmente mi mancano dei pezzi di cervello.
Me lo immagino come un puzzle dove mancano i pezzi che raffigurano i volti.
Io non riesco a ricordare le facce.

Ricordo un paio di dettagli, da cui poi faticosamente ricostruisco tutto. Una fossetta sulla guancia, il modo di stringere gli occhi quando si sorride, o al contrario la peculiare successione “occhi sgranati-sorriso”; oppure la piega del mento, l’aria stralunata, la fronte alta, le parentesi ai lati delle labbra. Il modo di guardare “di lato” mentre ci si titilla un boccolo. Un sorriso lento; il calore di una risata e poi – a ritroso – i muscoli che lo creano, e poi – infine – il volto.
L’altro aiuto che mi concedo sono le fotografie. Ed è qui che si spiega il valore aggiunto che esse hanno per me. Ho iniziato a scattare fotografie per tante ragioni, anche per fissare il ricordo, ovvio. Ma ho iniziato a scattare fotografie anche per fissare l’esistenza stessa delle persone. Tenete a mente che è iniziato tutto ben prima della diffusione capillare dei social network. Erano tempi in cui, se uno spariva dalla tua vita, non lo potevi “seguire” più.
E per me questo significava una sola cosa: quello che ancora mi succede nella maggior parte dei casi. E cioè: tu sparisci, e la tua faccia si dissolve piano piano, ancorata a quel dettaglio che mi aiuta a ricostruire l’insieme; e poi anche quel dettaglio si scardina e succede la cosa peggiore: non esisti. Nemmeno in via retroattiva. È proprio come se non fossi mai esistito.
Passa il tempo, ti si sciacquano via i lineamenti e, quando penso a te, mi convinco di averti inventato come il più classico degli amici immaginari.
Se ci resta ancora qualche amico in comune, la sensazione è più blanda, ma se non ne rimangono… fine. È per questo che le fotografie, a tratti, diventano un’ossessione: mi serve un certificato di esistenza. Certo, come dicevo, ora – coi social network – è un po’ diverso. Ma a me serve un certificato di esistenza anche del rapporto che ho avuto con quella persona. Una nostra foto insieme, qualcosa che abbia fissato un momento in cui eravamo presenti e vivi e veri entrambi.
Reali. Sincronia.
E poi, parliamo piuttosto dell’inquietante rovescio della medaglia di ‘sti social network…Quando hai sopito un pensiero, quando la mente ha cancellato schiere di lineamenti e quando hai persuaso te stesso, in quel modo tutto tuo, di aver immaginato tutto (tutti), all’improvviso – semplicemente cazzeggiando in rete per i fatti tuoi – vedi che esistono.
Che nel frattempo sono invecchiati, ingrassati, migliorati, peggiorati, o hanno messo su famiglia, o chissà cos’altro.
E tu, col cervello difettato e pieno di lacune, ti ritrovi davanti agli occhi degli intimi estranei che non sai come affrontare.
Perché ti ricordi che qualcosa c’è stato, ti accorgi che ti porti dietro i loro modi di dire, le ferite, le cose che ti hanno regalato…ma sei stordito dal fatto che è come se loro non fossero comunque mai esistiti.
E vorresti ricominciare tutto da dove tutto quanto è finito, però nel frattempo magari sono passati sei anni.
E allora clicchi sulla “X”, chiudi la finestra, e provi di nuovo a fingere che nulla sia stato, scivolando nella pozza oleosa della tua memoria difettata, piena di svolazzanti certificati di esistenza chiusi in una scatola; in questo modo, almeno, sarai tu a decidere quando aprirla e quando farti scioccare ancora.

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2 pensieri su “Certificati di esistenza – Essi vivono (a prescindere)

  1. problemi di memoria anche tu eh!? la cosa seccante è che quando non ricordi le cose, ad essere rigorosi, non potresti neanche dire di non ricordarle. Come fai ad essere sicuro che quei ricordi ti sono mai appartenuti?
    Buon anno, anche se in ritardo.

    Mi piace

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