Forse non tutti sanno che…

Diciamo che ho un lavoro. Bello. Ma piccolo, incerto, mal pagato. Un irritante standard, in questo Paese.
Oggi ho incontrato in ufficio un uomo simpatico e del quale ho stima, che – quando ha saputo che ho una laurea in Lingue e Letterature Straniere conseguita col massimo dei voti – mi ha chiesto: “Ma quindi non è una laurea consona a trovarti un lavoro a tempo pieno e più stabile?”.
Gli ho risposto che “no, è il Paese che non sembra consono a ritagliarmi una nicchia a tempo pieno e vagamente stabile”.
Mi ha guardata con la comprensione che un uomo “realizzato” può avere solo se ha conservato un cuore, da qualche parte. Mi ha guardata rassegnato, impotente, irritato con qualcosa che aleggiava sopra le nostre teste. Uno sguardo che in parte mi ha fatto stare malissimo, perché non aveva risposte, e in parte mi ha dato speranza: perché importa ancora a qualcuno.
Era la fine di una giornata iniziata già con questi pensieri.
Conduco un programma radiofonico. Il programma si chiama “Forse non tutti sanno che…”, e in teoria dovrei riuscire a dare il buongiorno a chi sta ascoltando la radio alle nove del mattino. Gli racconto le buone notizie che possono sfuggire, le curiosità che le prime pagine ignorano.
Ma oggi non me la sono sentita di iniziare scovando una buona notizia per rassicurare gli ascoltatori.
Oggi ho iniziato così.

Forse non tutti sanno che ci sono cose che vorremmo non fossero sempre in prima pagina; come le vicende di Gianfranco Fini, che oramai sono il pane quotidiano della prima de “Il Giornale”, anche quando la camorra ammazza un sindaco che aveva alzato la testa.
Se in prima pagina ci finiscono Fini, Berlusconi, Vendola, il partito della pagnotta e i furbetti del quartierino, va a finire che davvero “non tutti sanno che” sotto la prima pagina c’è un Paese che si muove.
E che muore.
Avrei voluto darvi un buongiorno diverso, oggi. Fa fresco, ma c’è un po’ di sole, qui in città. Esiste ancora la mezza stagione, insomma.
Ma non riesco ad essere troppo entusiasta perché ieri mi è capitata sotto al naso una notizia orribile. Col nasone che mi ritrovo io, è facile. Ma se avessi voluto cercarla, non l’avrei trovata. E dire che per mestiere cerco notizie che normalmente sfuggono.
Se non mi fosse capitato sotto al naso, tramite un link, non avrei mai saputo che un dottorando ventisettenne si è buttato dal settimo piano della Facoltà di Filosofia presso cui stava conseguendo il dottorato.
Gli avevano più volte detto che non avrebbe avuto futuro.
E lui non ce l’ha fatta.
Perché probabilmente ha capito che è vero. Ha capito che farsi strada in un Paese in cui ti si dice “stai tranquillo, ti assumerò fra otto anni”, è dura. Ancora più dura quando in quello stesso Paese i ricercatori che protestano per una riforma agghiacciante vengono “sostituiti” da altri che non hanno ragione di scioperare.
Lo dicevo con alcuni amici parlandone ieri sera; saltare tutti quanti da quella finestra, equivale a lasciare che le cose peggiorino.
E che il futuro diventi una roba del passato che non serve più a nessuno.
Ma se il futuro non funziona, proviamo con l’imperativo.

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Un pensiero su “Forse non tutti sanno che…

  1. sai quanto mi ha impressionata quella notizia, e se non fossi stata fino alle cinque del mattino a pensarci e a scriverne, avrei sentito dalla tua viva voce quello che hai detto, come ormai ogni mattina 🙂

    “Ma se il futuro non funziona, proviamo con l’imperativo.”
    ci credo ancora anch'io. per questo abbandono il cornicione, cercando di ritagliarmi un posto dove c'è ancora possibilità di valere qualcosa. ci dovrà pur essere prima o poi qualcuno che se ne accorge!!!

    <3

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