L’estate sta finendo. L’involuzione anche.

L’autunno inizierà tra una ventina di giorni, ufficialmente.
Ma molte persone inizieranno proprio in questi giorni le loro ferie. “Mortacci, il periodo migliore!”. Ormai settembre è questo. Prima era l’inizio della fine, l’inizio della routine. Ora è mortacci-il-periodo-migliore.
Fa ancora caldo, ovviamente. Perché non esiste più la mezza stagione. Al punto tale che c’è chi prende il peggio possibile da tutte le stagioni e si prende il raffreddore e i colpi di calore nella stessa settimana (sì, stralci di vita reale).
Tuttavia, possiamo dire che il peggio è passato.
Non amo l’estate. Per il clima e per tutti i disguidi che ne conseguono (tra questi anche l’aumento esponenziale di tette e culi mostrati durante “Studio aperto”. E se pensate che occupano già tutto il “tg” anche nel resto dell’anno, immaginate bene come d’estate sia necessario fare edizioni straordinarie per aumentare la dose).
Il disguido maggiore di tutti, però, è la capacità umana di cancellare con un colpo di spugna millenni e millenni di evoluzione.
Ogni anno rimango basita di fronte alla facilità con cui si dimentica tutto quello che faticosamente abbiamo raggiunto nei millenni e lo si mette da parte “per riposarsi”.
Riposarsi?! D’accordo, procediamo con ordine.
L’evoluzione è una serie di successive, progressive e ordinate trasformazioni. In genere volte a migliorare rispetto allo status precedente.
Non capisco perché, tutto questo – d’estate – si svolge al contrario.
Involuzione.
Millenni per arrivare dalla caverna, alla capanna, alla baracca, alla casa piena di spifferi, fino all’appartamento refrigerato d’estate/riscaldato d’inverno, protetto dal sole e dall’afa.
La pratica estiva invece vuole che ci si privi del tetto sulla testa e ci si ripari al massimo sotto un ombrellone (che non mi pare avere montato un condizionatore). Si rinuncia al frigorifero, alla possibilità di essere lontani al massimo un metro e mezzo da una caterva di granite.
Si rinuncia alla possibilità di stare a mollo in acqua pulita e profumata, per stare invece a mollo in acqua salata e molto probabilmente arricchita di piscio altrui. Perché dimenticavo di aggiungere che si rinuncia anche alla comodità di avere una toilette vicina al massimo qualche metro. Tornando così allo stato pre-latrina dell’evoluzione.
Ci si atteggia a pesci. Quando invece ci abbiamo messo svariati mucchi di tempo a diventare creature terrestri.
Non siamo pesci. Siamo umani.
Gli umani vivono dentro le case (o almeno ci provano), si procurano strumenti quali frigorifero, condizionatore, granite, per fronteggiare meglio il caldo.
Io allora proprio non capisco il pane e frittata mangiato sotto l’ombrellone. L’insalata di pomodori morti (perché con 45 gradi all’ombra, anche nel miglior frigorifero Giostile, i pomodori prendono un’aria morta). Il mal di testa da sole, chiasso, vento.
I bambini che, lasciati allo stato brado, scavano tunnel e gridano. A turno. Gridano a turno in modo da assicurare la copertura di disturbo necessaria per l’intera giornata. “Ma sì, siamo al mare, lasciamoli giocare”. Siamo al mare, ma siamo in una sorta di accozzaglia di esseri umani che con il tempo e l’evoluzione abbiamo imparato a definire società…dando ad essa regole tipo, toh!, non far strillare i tuoi pargoli come aquilotti castrati.
Non capisco gli stabilimenti balneari senza wi-fi. Le persone che si rotolano al sole come fanno i wurstel durante le grigliate.
L’amplificarsi dei difetti che tutti ci portiamo dalla città. Chi strilla a casa sua, in spiaggia strilla più forte. Chi non ha rispetto per il lavoro altrui in ufficio, in spiaggia umilia chi cerca solo di vendergli una collana. Chi in città lascia scivolare il fazzolettino di carta dalle mani dopo averci messo dentro le sue belle pepite, in spiaggia dimentica accidentalmente i fogli di carta oleata dei panzerotti del pranzo. È un mio limite; forse è un limite della mia personale evoluzione, non capire perché certi progressi vengano cancellati in nome del riposo.
Io in spiaggia non mi riposo.
Io sono nel 2010.
E mi riposo quando posso sfruttare tutto quello che il secolo mi offre.
A cominciare dalle granite.

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Un pensiero su “L’estate sta finendo. L’involuzione anche.

  1. Anche se siamo nel ventunesimo (?) secolo un po' di involuzione non fa male. A patto che sia esclusivamente quella che ti permette di spegnere il pc e chiudere il libro (universitario, s'intende) per qualche giorno.
    E goderti il sole, negli orari giusti, sulla sdraio, dopo aver lavato via il sale con l'acqua dolce.
    Purtroppo è la misura che manca, e lo dimostriamo a botte di bambini urlanti.
    Tutto quello di cui parli tu è vero. Ma non è che questa gente sia involuta, secondo me. E' che non si è mai mossa dalla preistoria. Ma se pensano che i cestini stanno lì per abbellimento?
    baci grè ^^

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